i read the news today, oh boy

neveil paese si è svegliato sotto una bianca coltre di neve
è arrivata l’ondata di maltempo e si è stretta la morsa del gelo
la colonnina di mercurio è scesa
una vera e propria odissea per chi è in viaggio, è scattata la macchina dei soccorsi, ma è una corsa contro il tempo
tragico epilogo
è polemica

prosegue il braccio di ferro tra le istituzioni nella bufera, rimpallo di responsabilità
il presidente lancia un monito bipartisan ad abbassare i toni, a non sparare a zero, a non rincarare la dose, a evitare il killeraggio mediatico
la squadra di governo apre un tavolo, dà il via libera alla concertazione
fervono i preparativi
è scontro

giro di vite sulla spirale di violenza, levata di scudi per il focolaio della protesta
svolta nelle indagini, si è aperto uno spiraglio, blitz delle forze dell’ordine, trovato un vero e proprio arsenale
tragica fatalità
è bufera

astro nascente assurge agli onori della cronaca, è l’ago della bilancia
scattata la caccia all’uomo, altissima la posta in palio
è giallo

 

i notiziari di questi giorni hanno dato davvero il meglio

so this is the new year and i don’t feel any different

globoleggere quello che è accaduto a cortina, cioè un semplice controllo della finanza che fa uscire fuori un greatest hits dell’evasione all’italiana, mi ha fatto sinceramente, affettuosamente, birichinamente godere

ci pensate? un intero bastimento carico di sanguisughe che per la prima volta si rovescia sulla spiaggia del mondo degli onesti: me li immagino, questi fenomeni del candore fiscale, che soffiano via la polvere dal registratore di cassa, nascosto dal nonno in qualche scantinato umido, e lo avviano con un rumore da motore fuoribordo per emettere il loro primo scontrino da generazioni su quella carta ingiallita, prossima alla decomposizione
“no no, ce l’abbiamo il registratore, agente, ecco, vede?”

oppure i gagliardi nuvolari dalle facce marroni, con le macchinone tiratissime proprio come loro, che sembra che le lampade se le facciano direttamente in apnea nell’abitacolo 5 stelle vista mare, mentre rumoreggiano lungo le vie del lusso: questi esemplari di indecenza che poi piangono miseria quando si tratta di spiegare al pallido tenentino di turno come abbiano potuto, con il loro stipendio da lucidascarpe e la loro enorme famiglia marrone a carico, permettersi tali colori
“ma certo che sono nullatenente, caro lei! ma lo sa al mese quanto mi costa, ‘sta macchina!?”

ecco, una spietata risata sulla faccia (marrone) di questi parassiti, di solito così spacconi nell’ostentare impunità e nel maramaldeggiare su chi invidioso non può permettersi la loro delinquenza, di tanto in tanto fa bene

poi però lo schifo prevale
nei confronti loro, sì, perché schifo fanno, e verso la solita pletora di protettori e coccolatori che denunciano giustizie sommarie e invocano tutele e libertà di parassitare, appellandosi alla presunzione di onestà, pura fantascienza in un paese come il nostro

ma, attento, prendo le distanze anche da chi mi vuole proporre l’evasore come l’unico nemico del popolo oppresso: è un ragionamento pericoloso, che distorce la realtà e che tra l’altro cancella un paio di secoli in cui l’idea di lotta di classe era rivolta a ben altro
ad ogni modo, e senza scomodare illustri pensatori, mi viene sempre da temere che quando tutti i mezzi di informazione puntano all’unisono il loro sporco dito contro un’unica categoria (quasi mai quella giusta, peraltro), ci sia sempre sotto qualcosa
prendi la conclusione dell’amaca di stamattina di michele serra su repubblica, il suo nobile mirino accusatorio puntato che sembra non lasciare scampo: certo, in questo caso stiamo parlando di criminali veri, non di zingari o rumeni qualsiasi, però tutta questa attenzione nei confronti dei ladri fiscali mi spaventa, perché non riesco a credere che sia solo una coincidenza
non è che, per caso, c’è forse una gigantesca crisi mondiale del sistema uber-capitalistico che ha dominato l’ultimo secolo, crisi che raderà al suolo per primi i meno abbienti e che non torcerà nemmeno un capello alle sue cause, e forse le suddette cause, ancora alla guida di tutto ciò che conta, vogliono distrarci indicandoci qualche nemico più innocuo, ma anche più vicino e facile da riconoscere?
troppo complottistico, pensare che ci stiano mettendo di fronte un altro facile obiettivo per la nostra rabbia frustrata, mentre con le altre mani preparano la vaselina?
sicuri?

insomma ragazzi, benvenuti nel nuovo anno
fatemi sapere se notate qualche differenza

my daydream seems as one inside of you

palleprima di lasciarci un altro anno alle spalle, volevo pubblicare questo post, che tengo in caldo nella mia testa già da un po’

nell’educazione sentimentale del giovane luca, talmente eterogenea e variopinta da non emergere mai su queste pagine, tanta tanta parte ha avuto la musica
in particolare la musica roghenròl prodotta negli anni novanta del secolo scorso, anni decisivi nella formazione artistica e culturale del sottoscritto, che viveva la sua anonima adolescenza nella bambagia ingenua della roma bene, schivando divertimenti omologati e crescendo orgogliosamente ma non troppo a pane e seattle
e all’interno del suddetto decennio d’oro, rivestiva per lui un’incommensurabile preziosità l’anno del signore 1991, vetta suprema nella storia del rock, la cui fondamentale importanza estetica e di significato tuttavia non poteva vivere in diretta giacché il ragazzo navigava nel suo decimo anno di età, e come riferimenti aveva ancora michael jordan, michael jackson e lupo alberto
saranno gli anni immediatamente successivi a sconvolgerlo nella sua ovatta, e a fargli scoprire la bellezza di un anno così: anni di chitarrette in cameretta, di capelli un po’ più lunghi e scapocciamenti a volumi un po’ più elevati, di suoni un po’ più duri e un po’ più malinconici, un po’ più veri della plastica che lo circondava

il glorioso 1991 è stato indubbiamente un anno ricco, musicalmente succedevano talmente tante cose che bastavano per riempirne cinque (soprattutto cinque anni dei primi 2000, che da questo punto di vista ci hanno fatto penare)
in particolare, è stato un anno che ha rigenerato la musica mondiale, a tutti gli effetti si chiudevano i commerciali anni ottanta e si apriva un nuovo decennio, una nuova epoca d’oro
da una parte le poche vere leggende degli anni ’80 lanciavano gli ultimi fuochi d’artificio: usciva il doppio use your illusion dei guns, in pratica uno splendido circo fatiscente, l’ultimo giorno di uno sgangherato carnevale, un esempio perfetto della dissoluzione lenta ma inesorabile di una grande rock band, con questi afflati di grandiosità tutta apparente che probabilmente dovevano suonare inopportuni e improbabili già allora, ma che comunque risuonavano ovunque, anche nelle mie sbarbe orecchie
i guns n’ roses sono stati l’apoteosi dell’icona rock, avevano tutto quello che serviva, e anche la loro decadenza faceva parte del gioco; io li ho adorati, per quello che vale l’adorazione di un preadolescente, anche se dentro di me ho sempre saputo che erano finti: forse però era proprio questo il punto, lasciarsi andare all’illusione, usarla, approfittare di lei così come lei si approfittava di me, e lo facevo con gli occhi pieni di queste immagini sfolgoranti e irraggiungibili, li guardavo su videomusic ed era come vedere un film americano, niente di sincero ma tutto così fottutamente fico
lo stesso anno usciva dangerous di michael jackson, forse l’unico tra i dischi qui citati che ho avuto modo di procurarmi e ascoltare proprio quando è uscito: ricordo ancora la tdk pirata che mio padre mi aveva regalato, consumata milioni di volte dentro la radio a cassette di famiglia, quei suoni facili e però ben strutturati che mi invogliavano a saperne di più, l’ingordigia con cui divoravo la videocassetta del concerto di bucarest dell’anno successivo
è stato il mio primo contatto con la musica, michael jackson: tutto sommato poteva andarmi peggio, dai
nel ’91 usciva anche l’incredibile achtung baby degli u2, un capolavoro di rinnovamento e di abilità stilistica, per quei quattro tizi che passavano dalle americanate piene d’anima di rattle and hum a questo sound così nuovo, così europeo, così “è caduto il muro di berlino e la nuova storia sonora d’europa ve la scriviamo noi” (invidia pazzesca e imperitura per il genio compositivo e non solo)
uscivano poi anche il black album dei metallica, ultimo disco decente dell’epopea metal anni ottanta, che non ho mai amato ma che mi sono sempre divertito a suonare, e innuendo dei queen, ultimo disco in studio del gruppo, pochi mesi prima della morte di freddie mercury, semplicemente il più grande cantante di tutti i tempi

dall’altra parte nascevano gruppi fondamentali per la storia del rock e per la crescita spirituale del sottoscritto: parlo dei rage against the machine (indimenticabile il concerto al palaeur nel febbraio del 2000, il più devastante e divertente a cui sia mai andato, io appena maggiorenne, ricordo ancora le botte che ho preso), della dave matthews band, dei portishead
a manchester nascevano gli oasis, e contemporaneamente a londra i blur pubblicavano il loro primo disco, leisure, aprendo la via al brit pop che dominerà gli anni novanta (senza nulla togliere a pulp e stone roses, eh, per carità, che sono amici e ci voglio bene): la rivalità calcolata tra oasis e blur mi contagiò e mi accompagnò per tutti i novanta, indeciso su quale parte prendere, con una leggera propensione per i primi
i massive attack con blue lines aprivano la strada al triphop e a tutta l’elettronica elegante del famoso bristol sound, dal nome della città portuale da dove molti dei gruppi più influenti in questo campo (parlo di triggy e degli stessi portishead) erano partiti
ma soprattutto

ma soprattutto il 1991 esce nevermind dei nirvana e il movimento grunge esplode e allaga tutto il mondo, me compreso
non starò qua a sbrodolare la mia infinita cultura sulle innumerevoli produzioni musicali fuoriuscite da seattle e dintorni nel ’91 e negli anni successivi, perché ci metterei troppo e alla fine ho pure una vita eh, che cacchio
però ci tengo a ricordare due-tre cose accadute proprio in quel periodo, in un limitato arco di tempo, le cui conseguenze però sono arrivate fino a me e tutto sommato mi hanno cambiato l’esistenza, pur se a distanza di anni da quando sono successe, modellando inesorabilmente il mio modo di approcciare alla musica e alla vita
innanzitutto la morte di andrew wood, eccentrico cantante dei mother love bone, brillante promessa dell’hard rock mondiale, che decide di esagerare con l’eroina un’ultima volta poche settimane prima dell’uscita del primo disco ufficiale della sua band, apple, del 1990: la triste fine di wood spinge il suo ex compagno di stanza chris cornell a mettere su un gruppo improvvisato e scrivere canzoni di tributo al talentuoso amico scomparso, chiamando a collaborare con lui il suo compagno batterista nei soundgarden matt cameron, due ex componenti dei mother love bone stone gossard e jeff ament, e un nuovo chitarrista mike mcready
chi non sa chi sono questi signori per me può anche smettere di leggere
ah, in alcune canzoni c’è anche eddie vedder
no, niente, così
temple of the dog (questo è il nome dell’album, ma anche del gruppo, da un verso di una canzone dei mlb) è un disco bellissimo, dieci canzoni che raccontano la tensione musicale di quegli anni meglio di qualsiasi libro o documentario: è un ibrido, un passaggio da un suono heavy a qualcosa di più grezzo, più stropicciato, e le tematiche affrontate nei testi, pur così personali e intimi nella loro dedica all’amico, svelano l’anima decadente e irrequieta di un’intera generazione
la mia generazione, eccheccavolo

contemporaneamente, molti dei signori elencati sopra mettevano su un gruppo chiamato pearl jam, registravano un po’ di pezzi e pubblicavano un disco d’esordio intitolato ten
e bum, il mio cervello esplode
l’ho comprato che avevo non più di 15 anni, quando i cinque ragazzi stavano già a no code, però che botta pazzesca: è stato come un interruttore che scatta, queste chitarre così intense, questa voce così calda, questi ritmi così incalzanti, così necessari
ho adorato ten, ma ancora di più i successivi vs, vitalogy e no code, più ruvidi e diretti, senza alcun orpello plasticoso di post-produzione, ad evidenziare ulteriormente la distanza tra la finzione dello showbusiness e l’identità autentica di un gruppo che vuole scrivere e suonare solo musica, no strings attached, e raggiungere un pubblico senza subire speculazioni o manipolazioni

infine, gish
gli smashing pumpkins
il gruppo più meravigliosamente mio della storia del rock
amore infinito
gish è il loro disco d’esordio, hanno poco più di vent’anni, non hanno nessuna esperienza né copertura, eppure si chiudono in studio per quattro mesi con il mitico butch vig e creano questa perfezione
suoni cupi e tormentati, tra il noise e lo shoegaze, chitarre tiratissime e batteria irrefrenabile, voce inconfondibile, a volte tagliente a volte dolcissima, per un prodotto finale con uno stile assolutamente unico
ho cominciato la mia esperienza con le zucche all’uscita del doppio mellon collie and the infinite sadness, nel 1995, la mia bibbia personale per quanto riguarda la musica: un disco enorme, maestoso, con tutto quello che si può desiderare
la prima volta che ho sentito tonight, tonight alla radio non potevo credere alle mie orecchie, era come se mi conoscessero: ricordo perfettamente il momento, il luogo in cui stavo, le emozioni che ho provato
poi ho amato con tutto me stesso, anzi di più, ho “vissuto” il precedente, siamese dream, che per troppo tempo mi ha accompagnato, segnandomi clamorosamente
ho comprato di tutto, possessivo come sono: dischi, cofanetti, magliette, spartiti, ho assistito agli ultimi due concerti romani, nel ’98 e nel 2000, disperandomi per l’imminente addio
avevo deciso di ritardare l’acquisto di gish il più possibile, perché sapevo che sarebbe stato l’ultimo assaggio di un frutto che aveva saziato la mia intera adolescenza, e che poi sarebbe scomparso per sempre: alla fine un regalo me lo ha fatto arrivare, e scoprire le origini del mio mito personale è stato meraviglioso e tristissimo, dunque perfettamente nella poetica della band
li ho amati e li amo tutt’ora, e ho tagliato i ponti con qualunque cosa abbia fatto billy corgan dopo il 2000
non torneranno mai più, così come non torneranno mai più quegli anni lì, ma non li ho mai salutati del tutto
amore infinito

in conclusione, sono perfettamente consapevole del fatto che nel ’91 saranno stati pubblicati anche altri indubbi capolavori, tipo blood sugar sex magik dei red hot o out of time dei rem, o chissà cos’altro, e che qui si è invece fatta bruta selezione personale: non ne ho scritto fondamentalmente perché non mi hanno riguardato, non li ho vissuti o fatti miei neanche lontanamente, se comparati alle musiche di cui ho parlato qui sopra

ecco, potete prendere questa lista impregnata di nostalgia canaglia fino all’ultimo byte semplicemente come dei validi consigli per i regali del natale, che lo so, è appena trascorso, ma se siete in ritardo e mi date retta non sbagliate
in realtà invidio chi non ha ancora avvicinato l’orecchio a questa musica, perché da allora non ho più avuto emozioni così forti e immediate, se non con pochissimi gruppi, e invece sono sempre pronto ad affezionarmi a qualcun’altro, a farmi guidare
ero giovane, dall’orecchio vergine e malleabile, mentre ora mi lascio conquistare sempre meno, e non so se dare la colpa alla mia età o alla musica che gira intorno: voglio solo averne ancora la possibilità, e non passare per un vecchio che si lamenta che non ci sono più i cantanti di una volta
argh, si vede proprio che ho compiuto trent’anni da poco?

veramente vivo in tempi bui

canaleforse il cambio di piattaforma non è servito a molto, faccio ancora passare troppo tra un post e l’altro
e non è solo una questione di tempo a disposizione

leggo le cose che scrivevo anni fa e le trovo bellissime, senza falsa modestia
avevo una profondità, una consapevolezza, una rapidità di trasformare il pensiero in parola, che temo di aver perso, o comunque di aver impolverato
è che sono cresciuto, nel frattempo, e se da una parte ho raggiunto l’autonomia e l’autoconsapevolezza, dall’altra sento che questa indipendenza si riflette in una sostanziale dipendenza da me stesso, e dunque in preoccupazione per la limitatezza delle mie risorse, di qualsiasi tipo siano
in pratica forse sono meno self-confident, perché con gli anni mi sto guadagnando “qualcosa da perdere”, a pugni chiusi e a denti stretti, e mi sono messo sulla difensiva, mentre prima ero più intrepido, incurante di sprecare le mie abilità nelle cose che facevo (e faccio ancora)
ok basta, sto parlando da solo

(d’altra parte, parlando in generale, bisogna avere sempre più fiducia nei mezzi propri, perché altri mezzi non ci sono, o ce ne sono sempre meno
come fai a sentirti ancora sicuro di te, quando tutto intorno a te sembra remarti contro? quanta sicurezza devi avere, per pensare che le cose andranno bene?
quanto devono essere larghe le tue spalle, per credere nel tuo futuro qui, in italia?)

l’aver abbandonato così spesso e così a lungo questo posto, indipendentemente dalla pigrizia o dalla frenesia della mia vita moderna, paradossalmente riflette anche la preziosità che ha raggiunto per me: qui metto in ordine la confusione che c’è là fuori, che è talmente disarmante che non può non essere voluta; qui raddrizzo ciò che mi sembra storto, e vedo le cose da una prospettiva solo mia
penso ai tanti episodi di pura schifosa violenza razzista degli ultimi giorni, penso al rogo al campo nomadi di torino, degna conclusione di un indegno corteo di protesta contro un’intera comunità per un presunto stupro perpetrato contro una minorenne
(e al corteo, insieme agli ultras della giustizia sommaria, partecipava anche la segretaria locale del pd, e chissà quanti altri esponenti della cosiddetta sinistra)
minorenne che ha poi confessato di essersi inventata l’abuso per giustificare la sua prima volta con il suo ragazzo
quanto storto c’è, in questa storia?
c’è una ragazza che nell’italia del 2011 si vergogna del sesso, e preferisce passare per stuprata che per innamorata
c’è un paese in cui l’assurdo modello del rom violento e stupratore è talmente radicato che i nazisti ci giustificano i raid sempre più frequenti e le sedicenni lo usano per schivare i rimproveri dei genitori
c’è una sinistra che partecipa ai cortei filonazisti per “solidarietà alla ragazza” e “attaccamento al territorio e alle periferie”
ma soprattutto c’è una stampa che dà improvvisamente grande risalto alla notizia non per la violenza e la barbarie del rogo ai danni di una comunità inerme e pacifica, causati dalla crudeltà del pensiero disumano e irrazionale, alimentato da decenni di non-politica squallida e ignorante, di persone che hanno trovato un nemico in uno stereotipo senza senso
no, il motivo della visibilità mediatica è che lo stupro non c’è stato, e dunque il linciaggio non sembrava così giustificato, quasi a dire “la prossima volta che date fuoco, controllate prima che lo stupro ci sia, altrimenti che figura ci fate?”
questo è lo storto, nella storia

penso ai due ambulanti uccisi e ai tre massacrati a firenze da quell’infame fascista qualche giorno fa, solo perché africani
(tra l’altro pare che la prima versione dell’articolo del corriere che ho linkato come riferimento parlasse di due vù cumprà uccisi) (vù cumprà, il corriere della sera, nel 2011)
penso al fatto che queste vittime non hanno mai nome, che si tratta sempre di africani, senegalesi, immigrati, clandestini (e mai di mor diop e modou samb), che non hanno storia, che sono tutti uguali, che nessuno li rimpiangerà
penso poi alle solite interviste ai concittadini dell’assassino, lui sì che ha una storia alle spalle che bisogna divulgare, una vita che vale la pena raccontare: penso alle indagini giornalistiche su gusti e abitudini del killer, descritto immancabilmente come una persona tranquilla e solitaria, con i fascisti suoi compari che si affrettano a prendere le distanze e a cancellare ogni traccia di complicità
e tutti a dire che è un caso isolato, che il razzismo non c’entra, che era “pazzo”, che era “malato”
quando evidentemente non è così, e anzi è necessario che tutti sappiano cosa è il fascismo, allora come ora, è fondamentale educare le menti imberbi che ancora subiscono i telegiornali che predicare violenza e sopruso per decenni porta solo e soltanto a questo, che individuare come nemici i più deboli è la cosa più stupida e nefasta che si possa escogitare

wow, scrivere qui mi piace, mi scrolla un po’ di polvere e mi mette in gioco più che mai
va be’ niente, tornerò a farlo più spesso, così magari finalmente smetto di parlarne

up in our bedroom after the war

fioric’è aria di novità in giro
la sentite anche voi?
io sì, la sento, la assorbo e la faccio mia

pensate a quante cose sono successe negli ultimi giorni
pensate a ieri
subito a parlare dei nuovi ministri, di banchieri e di avvocati, discutere sulla preparazione e sulla professionalità di bocconiani e di luissini, e fare come se fossimo in un paese normale, dove i ruoli di responsabilità sono affidati normalmente a persone competenti e motivate
come se brunetta e la russa, gelmini e carfagna, sacconi e brambilla non fossero mai esistiti
come se fosse già tutto passato
è stato così facile, così naturale

però se ci pensate lasciarci alle spalle il periodo più ridicolo della nostra storia repubblicana non è cosa da niente
soprattutto perché ci sarà da rimboccarsi le maniche per rimettere in piedi il paese, senza farsi male
un governo di banche, di consigli di amministrazione, di ricchissimi accademici cintura nera di iperliberismo, di coloro che ancora considero colpevoli della crisi (e per crisi non intendo certo i prezzi delle azioni che crollano, ma tutte le povertà che queste finzioni hanno creato) non è certo un governo di sinistra, e non mi è certo vicino
ma me lo faccio andare bene, d’altronde non ci è dato scegliere, ormai la democrazia in italia è scomparsa definitivamente, e la sovranità appartiene alle banche
va be’ insomma, occhi aperti, non è proprio il momento di abbassare la guardia

per di più, in questo clima di rinnovata sfiducia nel futuro, il buon vecchio giovanbattista splinder decide di fare la sua parte e spaventarci, lasciando girare per la rete cupi mormorii su una sua prossima, inattesa chiusura
e dunque alla fine mi sono deciso e ho fatto il grande passo: ho comprato il dominio e il solito bravissimo amichetto mi ha aiutato nel trasloco su wordpress, che sembra proprio un’altra cosa

certo, c’è ancora tanto da lavorarci su, e si vede
ma è periodo, no?

fatemela vedere, prima che mi quereli


si prega


breve episodio esplicativo sui livelli di spudoratezza sistematica raggiunti dall'evasione fiscale nel nostro bel paese
(del tipo che il napalm diventa un'opzione interessante, del tipo..)

solo due parole per descrivere la scena, lascio i commenti ai lettori
posto da aperitivi fighetti in una qualsiasi località di villeggiatura marittima sulla east coast
sabato, serata gagliarda, l'estate è ormai cominciata e il pueblo non chiede altro che entrare nel tunnel del divertimento
il locale è di quelli che non ti puoi avvicinare al bancone, devi necessariamente trovare un posto e sederti, pensano i camerieri a tutto
ti arrendi e ti siedi con i tuoi amici, ordini, vieni servito, ti godi la bella serata
chiedi il conto
il cameriere zelante ti presenta il pezzetto di carta ritratto nella foto, e si intasca i tuoi soldi
leggi
"si prega di ritirare lo scontrino fiscale alla cassa"
ti giri e ti rendi conto che la cassa è casualmente a qualche miglio marino di distanza dal punto panoramico dove ti hanno fatto sedere
il locale è pieno
tu hai fame, non hai ancora mangiato, vorresti andare via
rileggi il biglietto e capisci che devi alzarti dalla tua comoda poltroncina vista mare, sgomitare tra i giovani pettinati per raggiungere la cassa, solo per poter aver in cambio uno scontrino fiscale
che ovviamente la solerte cassiera avrà già battuto…

io mi sono alzato e l'ho chiesto, il mio scontrino
anzi, avrei chiesto lo scontrino anche per i settanta tavoli intorno a me che hanno ricevuto l'analogo foglietto, se solo avessi avuto un po' più di coraggio
all'inizio la cassiera mi voleva far pagare nuovamente i venti euri, ma poi ha ceduto e a malincuore mi ha dato quello che mi spettava
le ho risparmiato il predicozzo solo perché la sapevo vittima del meccanismo, cagna maledetta con poche possibilità di comportarsi onestamente
uscendo con il prezioso tagliando tra le mani, ho avuto la netta impressione che tutti – clienti, dipendenti, passanti, popstar sulle diverse tv accese – avessero interrotto la loro serata e si fossero fermati a fissare me

ma sono io a dover essere guardato male?
o chi ruba?
perché chi evade ruba, non ci sono scuse
poi la mattina leggi titoli come questi e ti sale un po' di rabbia no?
sì, gestore del locale fighetto di cui sopra, ce l'ho con te
io non credo tu abbia problemi di sopravvivenza
anzi, ti immagino briatoreggiare abbronzato e spaccone mentre sorvegli i tuoi dipendenti in nero, uno sguardo al passeggio sul lungomare e uno al tuo riflesso calcolato su uno degli specchi del locale, e sorridi compiaciuto delle tue malefatte, portafogli gonfio e coscienza a posto, convinto che sia giusto così, perché là fuori è una giungla e solo i furbi si salvano
ecco io credo che tu sia un ladro
e ti odio, perché il fesso per te sono io

stop whispering, start shouting


gratis


mubarak si è dimesso. mi sento come se il mio vicino di casa avesse vinto al super enalotto. (massimo pascucci)

già, ma qui sembra che nessuno abbia intenzione di comprare il biglietto

sono stato alla manifestazione delle donne un paio di domeniche fa a roma, la prima organizzata in maniera seria da quando le schifezze di questo governo sono state soppiantate dalle perversioni private del leader sia nelle chiacchiere del popolo che purtroppo nelle priorità dell'opposizione
minima immoralia da faraone de noantri che da una parte aggiungono nuovo squallore alla sua già meschina persona, dall'altra gli hanno procurato seri problemi con la legge (non con il suo elettorato, pare)
in un certo senso sono convinto che non abbia mai avuto tanta paura della giustizia come in questo periodo, il berlusca, e questo è significativo e piuttosto deprimente se consideriamo i gravissimi misfatti che gli sono stati imputati negli ultimi decenni: dall'alto della sua onnipotenza ha schivato con disinvoltura evasione fiscale e falso in bilancio, riciclaggio, corruzione e mafia, e ora sta sulla graticola per un paio di minorenni
che è comunque un reato, eh, per carità, ma che tristezza

(tutta la situazione mi ripugna talmente che non riesco più a sorriderne, mi vergogno da morire e non so che fare, vorrei urlare che io non c'entro ma non so come
negli ultimi giorni per questioni lavorative ho incontrato un po' di gente dall'estero, e alla fine l'argomento bunga-bunga veniva sempre fuori tra risate e scherno, e non dovrei sentirmi colpevole, però)

(che poi non è il bunga-bunga, il problema
il problema è che l'idea che con un po' di bunga-bunga coi potenti un'adolescente possa cambiar vita è un'idea disgustosa, eppure chissà quante la stanno prendendo in considerazione: è il modello facile del gratta-e-vinci, del grande fratello, del calcio, della televisione senza talento, dove sono solo la fortuna o la spregiudicatezza che promettono il successo, e il merito e l'impegno sono idee povere, effimere, senza valore, che nella vita reale non sono mai premiate
la dignità delle donne va difesa, certo: e la dignità di milioni di persone che si fanno un mazzo tanto per salvare se stesse e le prossime generazioni da simili scempi?)

ad ogni modo andare in piazza è stato rincuorante, come sempre, anche se a volte si andava un po' fuori tema
gli applausi alla comparsa sul palco dell'avvocatessa di andreotti mi sono sembrati quanto meno inopportuni, ma in ogni caso è bello vedere tanta gente unita contro la tirannide, bello leggere tanti cartelli scherzosi, bello sentire la stessa necessità di vedersi e farsi vedere differenti e umiliati da questa italia deprimente, stupida e cattiva, che continua a piangersi addosso e contemporaneamente a fare il male
è possibile raccontare un'italia diversa, quella piazza l'ha fatto, e bene
perché non continuare? perché non proporre un'alternativa vera in parlamento o in qualunque altro posto conti?
basterebbe così poco per riaccendere un po' di speranza nel futuro, almeno in me

beautiful kids in beautiful trouble


diurna


giusto per completezza, e non solo perché sono innamorato di questo posto, vi regalo anche una veduta mattutina, scattata poche ore dopo l'altra
il sole era già alto, però, magari domattina se non c'è foschia provo a catturare l'alba
non riuscirei mai ad abituarmi a spettacoli così, eppure qui sembrano tutti così distratti, aggrappati ad altro
pecco di ingenuità, lo so

vorrei solo che fosse chiaro che non è il sud che frena l'italia, ma l'italia che frena il sud
anche nel lavoro che faccio io, per quanto in un ambito piuttosto settoriale, ho la dimostrazione quasi quotidiana di come un governo che non governa, come il nostro, nuoccia incommensurabilmente all'economia di aree già depresse, mortificando il lavoro e le speranze di intere comunità
l'eredità del non-governo berlusconi è anche questa, oltre a tante altre cose
e la dignità delle donne c'entra poco, al di là dell'immensa vergogna: è la dignità dell'italia intera che è da recuperare, c'è un intero paese da riacchiappare prima dello schianto definitivo
ci vediamo domenica in piazza

stand up straight at the foot of your love


costiera


quello che vedete nella foto è lo spettacolo visibile in questo momento dalla finestra aperta di fronte a me
e siccome non mi aspettavo che in questo albergo ci fosse la connessione internet, ne approfitto per condividere un po' di disarmante bellezza con voi, visto che è troppo tempo che non lo faccio
e già che sono qui vi allego un po' di buona musica, perché l'ho fatto anche l'anno scorso e voglio vedere, a partire solo dal numero degli ascolti, quanto sono cambiati i miei gusti in dodici mesi
ladies and gentlemen, la mia personalissima top ten 2010

al numero dieci little lion man di mumford and sons, un gruppo indie folk inglese, che a me ricorda un po' dave matthews come voce e melodie (non certo come tecnica), e che comunque onestamente non mi ha convinto del tutto
ho sentito il disco più volte, eppure… non lo so, manca qualcosa, per quanto gradevole e ben confezionato, per quanto alcune canzoni (come questa) siano davvero ben fatte, c'è sempre un che di non-originale, non-sincero che non mi convince, e mi dispiace, è un peccato, perché sembra che il disco in giro piaccia
(ma poi il testo del ritornello, ma quanto è brutto?)

al numero nove harold t. wilkins or how to wait for a very long time dei fanfarlo: ecco, loro invece sì
un pezzo molto più sincero, più sentito, e per questo più gradevole e giocoso
la differenza è sottile, e però anche dal vivo si vede che questi si divertono, che riescono a coinvolgere pur non essendo fenomeni, quelli di prima erano quattro salamoni appesi ai microfoni, dai
(un giorno mi daranno dei soldi per scrivere recensioni musicali di questo livello, già lo so)

al numero otto monster degli you say party, canadesi, che prima si chiamavano you say party! we say die! ed era un nome perfetto, poi però gli muore davvero il batterista, un tale clifford, sul palco e allora decidono di cambiare "out of respect for clifford and the evolution of life"
che storia
io li amo, a me le musichette dance-punk-elettroniche mi piacciono tanto tanto, e non solo perché hanno dei nomi fantastici (!!!, does it offend you yeah?, battles)
sto crescendo, mi stanno cambiando i gusti, sono un po' meno intollerante al sintetico e al campionato

al numero sette couples di meric long: lui è il cantante/chitarrista/compositore dei dodos, è un maestro assoluto e si sente
mi innamoro di qualunque cosa scriva

al numero sei maquiladora dei radiohead, perché anche i loro pezzi più sconosciuti sono il fomento vero
in particolare questa canzoncina ha ormai quindici anni, era nel lato b di high and dry e apparteneva a quel momento irripetibile e irripetuto dei radiohead in cui le chitarre la facevano da padrone e riempivano le canzoni di energia e sentimento
tante chitarre, tanto amore
una perla

al numero cinque lloyd i'm ready to be heartbroken dei camera obscura, una canzone risposta a un tizio da me misconosciuto di nome lloyd cole che negli anni ottanta chiedeva cantando se eravamo pronti ad avere il cuore spezzato
e io sì, la ascoltavo quando ripetevo fino allo sfinimento l'ultimo esame all'università, ed ero pronto alla sofferenza
allegra e frivola, un po' retro, molto furba

al quattro airplanes dei local natives
la canzone è bellissima, loro sono un gruppo che non può non stare simpatico, cinque ragazzi che vivono insieme e scrivono insieme e suonano insieme tutto il santo giorno, un gruppo di coinquilini
un video che rende benissimo quella che deve essere l'atmosfera della loro esperienza è questa cover di cecilia di simon and garfunkel, registrata che più amatorialmente non si può proprio a casa loro

ma andiamo col podio
al numero tre ci sono gli arcade fire con the suburbs
che meraviglia, sia la canzone che il disco
la canzone perché è uscita da scaricare gratis sul loro sito un bel po' prima del disco, e ovviamente l'ho fatta mia immediatamente
e avevo una voglia matta di un loro disco, davvero, perché sono il mio gruppo di riferimento degli ultimi dieci anni e so che sarei stato bene, ascoltandolo
ed è successo, sedici canzoni di piacere, di stare bene, di essere contento
il video poi..
che meraviglia

la canzone quasi più ascoltata per il 2010 ormai chiuso è your ex-lover is dead degli stars, un capolavoro pop che mi piace tanto tanto
non è uscita proprio ieri, però è talmente completa che ha preso il sopravvento quasi su tutte le altre
se ho capito bene, il testo parla di una ex coppia che si reincontra per caso dopo tanto tempo, e mentre lui dà una dimostrazione di superficialità e di insensibilità davvero devastanti, del tipo che per tutta la sera fa fatica a ricordarsi il nome di lei, lei invece ricorda la ferita che la loro rottura le ha lasciato, il dolore che le è costato superarla, l'orgoglio di esserci riuscita e di aver chiuso definitivamente le porte a un'eventuale riavvicinamento
e in chiusura, la consapevolezza matura che la colpa non è di nessuno, che è stato bello rivedersi ma che è finita e non c'è rimasto niente da salvare
perfetta

ma la numero uno incontrastata è bloodbuzz ohio dei national
ok, nel 2010 il piccolo luca ha conosciuto i national e si è innamorato
ha sviscerato violet hill fino all'ultima nota, l'ha trovato magnifico, ma poi ha conosciuto the boxer e ha detto che è ancora meglio, più importante, più  intenso, più coerente
e avrebbe messo volentieri green gloves come prima, o anche vanderlyle crybaby geeks
poi però anche la sua piccola angelica ha conosciuto i national e si è innamorata
e questa canzone ha trionfato

ascoltate questa musica, gente, forse vi piacerà

the suburbs




ho scritto questo post la settimana scorsa, ma sono rientrato in possesso del pc dove era salvato solo oggi
il video non c'entra molto, ma è bellissimo

piove, è mercoledì, e sono sepolto in un alberghetto senza internet sperso in una provincia aspra e indefinita tra napoli e salerno
mi affaccio alla finestra e mi sembra di respirare un'aria ferma, di vedere immobilità nelle pur frenetiche attività della gente, che per carità è ben viva e sembra avere tanta voglia di farcela: non so, è la loro condizione che mi sembra immobile, imbalsamata in un'impossibilità di riscatto sociale che mi risulta indigesta
come passo attraverso questi centri abitati ininterrotti, periferie delle periferie, avverto una sensazione di destino segnato, come se queste terre ferocemente divorate dalla mafia siano già condannate a non poter più dimostrare di essere null'altro di quello che sono
qui intorno le strade sono piene di buche, di immondizia e soprattutto di acqua, e di sera spesso deserte, rendendo indesiderabile qualsiasi velleità a uscire
insomma la serata non promette niente di buono, meglio rimanere in camera a rilassare e riordinare il cervello

dall'ultima volta che ho preso in mano questo blog, ormai un anno fa, è cambiato tutto e niente
"tutto" per lo più sono io: in dodici mesi ho comprato una casa perfetta e ci sono andato a vivere con la donna migliore del mondo, ho finito gli esami e mi sono finalmente laureato, ho cominciato a lavorare in un gran bel posto, ho comprato una macchina, ho conosciuto persone stimolanti, ho sofferto, condiviso, raccolto, mi sono emozionato e sono cresciuto tanto, forse come mai nella mia vita
insomma, da così (mano destra aperta davanti a me con il palmo verso il basso) a così (rotazione del palmo verso l'alto)
scherzi a parte, ho acquistato una dimensione mia, che forse era quello che volevo di più, quello di cui avevo più bisogno
ho una base, finalmente, un punto di partenza, che mi sono accorto di non aver mai avuto
e me lo tengo stretto, perché so di essere fortunatissimo

il "niente" di cui parlo invece è tutto intorno a me, e mi fa sentire sempre più lontano
è la decadenza del mio paese, che sembra totale e incessante e ha raggiunto livelli così deprimenti che ormai è difficile anche riderci sopra
è il completo stravolgimento dei valori, dei riferimenti, è il rovesciamento di ciò che è bene e male, è l'esaltazione del tornaconto personale sempre e ad ogni costo
è il "vincere e non far partecipare nessun altro", perché l'altro è il nemico, è il rivale, è una noia se non addirittura un problema, e va trascurato oppure eliminato, e comunque considerato sempre un ostacolo e mai un'opportunità
è la vittoria della furbizia sopra il lavoro, della raccomandazione sopra il merito, delle scorciatoie sulla formazione, dell'indifferenza sulla condivisione, della banalità sulla qualità, della pornografia sulla cultura, dell'indottrinamento sull'educazione, del subito sul meglio, del successo e dei soldi sopra tutto e tutti
è la semplificazione e la banalizzazione portate al limite, è l'impossibilità di qualsiasi tentativo di riflessione condivisa, bombardati come siamo da propaganda devastante ovunque
è la mia vergogna nei confronti di questa italia, che mi cresce dentro ogni giorno di più

è rimasto tutto uguale a quando ci siamo lasciati, anzi peggio
non siamo mai scesi così in basso, non ci siamo mai lasciati prendere in giro così tanto, non siamo mai stati così muti e sordi e ciechi e indifferenti di fronte al baratro in cui sguazziamo, mai stati così inebetiti e inerti davanti a tante ingiustizie e oscenità, mai abbiamo avuto le idee così confuse e le priorità così capovolte come ora
se non altro, quello che ho ormai chiaro in testa è che colui che per troppo tempo ho considerato la causa di tutto, ho saputo ricollocarlo come una delle conseguenze (la più ignobile e vergognosa, certamente) di un percorso di decadenza morale e civile più ampia, che abbiamo imboccato da tempo, e a cui questa figura ha senza dubbi contribuito fattivamente per decenni
frutto marcio di un albero malato, e allo stesso tempo suo concime
sapete di chi sto parlando
a rifletterci, tutto sommato costui è la ridicola concretizzazione finale di un processo di rifiuto, da parte degli italiani, nei confronti di un'intera epoca storica intensa e ricca di idee e valori come gli anni settanta
sì, è chiaro, allora questi valori venivano esaltati in maniera spesso esagerata, spesso pericolosa, spesso violenta: tutto era politica, tutto aveva spessore, significato, tutto era un simbolo, e qualsiasi avvenimento, sentimento o intenzione veniva esaminato secondo i rigidi canoni di giudizio di dottrine radicate bene o male nella testa di chiunque
ma così come allora in italia questa schematizzazione globale aveva impregnato la vita quotidiana più in profondità che altrove, allo stesso modo è in italia che si è avuto il rigetto più evidente
penso alle differenze sostanziali fra le immagini che le locuzioni "anni settanta" e "anni ottanta" portano alla mente a uno come me, che questi due periodi storici non li ha mai vissuti (ok i secondi sì, ma di certo non consapevolmente): gli anni settanta sono irrimediabilmente legati alle rivoluzioni studentesche, al trionfo del pensiero politico, alle lotte anche violente in nome di ideali, al sangue innocente, agli scioperi, a berlinguer, ai sindacati, alla musica di quegli anni
gli anni ottanta invece per me sono sinonimo di superficialità, di edonismo, di pubblicità e propaganda, di craxi, di cristina d'avena, dei film nerboruti americani, di televisione stupida, di droghe pesanti, e soprattutto di scomparsa di tutte quelle idee che avevano raggiunto l'apice ultimo nel decennio precedente e che ora venivano rifiutate in nome di una esistenza più facile e tranquilla basata sul consumismo e le telenovelas
da un decennio in cui tutto era politica, a un periodo di plastica (che non sembra avere fine) dove la politica non esiste più
ed è nel passaggio da un estremo all'altro che purtroppo dà un fondamentale e drammatico contributo vincente colui che ora è diventato per l'ennesima volta il nostro presidente del consiglio: non è stato certo il solo, ma lui meglio di altri ha cavalcato l'onda reazionaria e superficiale iniziata trent'anni fa e ne ha fatto un manifesto politico, con l'obiettivo preciso e piuttosto palese di un rincoglionimento progressivo e generale del nostro paese
sono questi trent'anni quasi ininterrotti di decadenza che ci hanno portato al punto in cui siamo, che se ancora non l'aveste capito, è un punto molto molto basso
troppo semplicistico? io non credo

l'elemento di novità dell'ultimo mese è che questo individuo sembra aver perso parte del suo enorme appeal sul popolino, che è stata per tanto tempo l'arma che gli ha permesso di fare tutto (ma proprio tutto)
per quanto mi riguarda sono molto scettico che possa finire così, solo perché un suo viscido delfino ha voglia di un po' di visibilità e di un po' di credibilità
troppo forte è il potere di cui dispone, troppo importanti i suoi interessi, troppo necessaria la poltrona per poterli continuare a coltivare senza essere ostacolato da quel piccolo particolare che è la costituzione
non voglio illudermi come quattro-cinque anni fa, quando sembrava spacciato ma le sue potenzialità distruttive erano rimaste intoccate
se deve abbandonare, che lo faccia con un biglietto di sola andata

tuttavia quello che mi preme ribadire è che il dopo-berlusconi mi spaventa tanto se non più dell'attualità, perché sarà eterno, doloroso e faticosissimo
a mio parere, l'impronta di trent'anni di cattiva educazione sulla nostra società è più profonda di quanto poi appaia, e ritrovare equilibrio, serenità e prospettive sarà difficilissimo
penso all'enorme controllo che ancora esercita su troppa nostra quotidianità, sull'informazione, sulle televisioni, il cinema, lo sport, la cultura, i giornali, le banche
penso alle migliaia di suoi valvassini e valvassori, ancora sparsi qua e là e ancora in grado di stravolgere la nostra realtà e perpetuare la sua propaganda
penso che tutto quello che ha fatto e disfatto della nostra repubblica in quasi vent'anni è stato dettato esclusivamente dalla sua necessità personale di non finire in galera, e la situazione non è certo cambiata
servirà da parte nostra un impegno mille volte superiore, per ricostruire le basi civili e democratiche di questo paese, e degli italiani
è per questo che spero di cominciare il prima possibile